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L'attuale panorama degli interventi abilitativi-riabilitativi nei confronti della sindrome autistica appare fortemente caratterizzato dalla presenza di numerose "metodiche" più o meno standardizzate, più o meno note, seguite e diffuse anche in base alle mode o ai territori in cui attecchiscono in differente misura, ed aventi in comune, nella maggior parte dei casi, alcune caratteristiche, quali: - la non preponderante importanza che viene data sin dall'inizio del percorso abilitativo alla verbalità, che spesso viene considerata un obiettivo successivo, subordinato in ordine logico e cronologico all'acquisizione di altre abilità; - la ricerca, nel caso di alcuni "metodi", dell'ottenimento di strategie comunicative addirittura non verbali, dando per scontato il non utilizzo del linguaggio verbale; - l'assenza tra le figure professionali coinvolte nella realizzazione di numerosi protocolli diagnostici e terapeutici, del foniatra e del logopedista, ossia di quegli operatori specializzati che per matrice culturale e professionale, nonché per esperienza pratica, dovrebbero essere invece considerati come i più vicini ad un discorso che si occupi di "comunicazione" e, naturalmente, "linguaggio". Nel contempo, tra le caratteristiche più evidenti -e sgradite- del soggetto con autismo, va annoverata la mancanza di linguaggio o comunque l’incapacità o la scarsa propensione ad utilizzarlo.
L’esperienza maturata in venti anni di intervento logopedico precoce e intensivo ha evidenziato inconfutabilmente che un trattamento tempestivo, competente, ad “ampio raggio”, che privilegi sin dall’inizio il lavoro sulla verbalità del soggetto autistico, sortisce concreti risultati per un recupero di tutte le capacità relazionali, percettive, cognitive, espressive; recupero tanto più significativo e brillante, quanto più precocemente iniziato.

INTERVENTO FONIATRICO-LOGOPEDICO NELL'AUTISMO.
OBIETTIVI-RISULTATI:
USCITA DALL'ISOLAMENTO
RAGGIUNGIMENTO DI COMPORTAMENTI SOCIALI ADEGUATI
ESTINZIONE-RIDUZIONE DELLE STEREOTIPIE
CONQUISTA DI TUTTE LE AUTONOMIE
RAGGIUNGIMENTO DELLA VERBALITA’ (in senso creativo)
RAGGIUNGIMENTO DELLA CAPACITA’ DI LETTOSCRITTURA
INSERIMENTO SCOLASTICO AL PARI DEGLI ALTRI
INSERIMENTO LAVORATIVO
   
NOSTRO ATTUALE PROTOCOLLO DIAGNOSTICO-TERAPEUTICO:
VISITA FONIATRICA
OSSERVAZIONE LOGOPEDICA
TERAPIA LOGOPEDICA “A 360 GRADI”
DIETA, INTEGRATORI, TERAPIE BIOMEDICHE
CONTROLLI FONIATRICI LONGITUDINALI
   
L'INTERVENTO ABILITATIVO “A 360 GRADI”:
DEVE ESSERE IL PIU’ PRECOCE POSSIBILE (non esiste un "troppo presto"!)
NON NECESSITA DELL’ACQUISIZIONE DI ALTRE ABILITA’ COME PRESUPPOSTO
NON PUO’ ESSERE EFFETTUATO DA “QUALSIASI” LOGOPEDISTA, MA DA TERAPISTI OPPORTUNAMENTE FORMATI
PRESUPPONE L’ATTIVA PARTECIPAZIONE DELLA FAMIGLIA DELL’AUTISTICO
   
DIETA NELL'AUTISMO:

VIETATI: frumento,segale,orzo,avena,farro;preparazioni contenenti malto,amido di frumento,le farine suddette;spelta,kamut,sorgo,soia,mais,miglio,grano saraceno,latte e derivati,olio di semi vari,carni rosse,prosciutto cotto.

CONSENTITI: riso,farina di riso,latte di riso,chinoa,amaranto,tapioca,midollo di palma,carrube;preparazioni contenenti le farine suddette;carni bianche,prosciutto crudo,pesce(meglio pesci piccoli ed evitare crostacei e molluschi),uova(in quantità limitate),verdure,frutta,legumi.

 

 

INTERVENTO FONIATRICO INTEGRATO nell'autismo (di Massimo Borghese):
Intervento, perchè non è soltanto un momento diagnostico o un metodo terapeutico, ma si tratta di un insieme di attività di:
- diagnosi
- terapia, anzi, terapie
- gestione delle verifiche longitudinali.

Foniatrico, perchè la diagnosi è un momento medico; viene effettuata dal foniatra, laureato in medicina e specializzato in fisiopatologia della comunicazione, che inquadra il soggetto comunicopatico da un punto di vista clinico, al fine di definire le possibili cause della sua patologia, e soprattutto il cosiddetto profilo comunicativo, cioè l'insieme delle abilità percettive, cognitive-integrative-decisionali, motorie-prassiche-espressive, emotivo-relazionali-comportamentali.
E' ancora appannaggio del foniatra, la valutazione nel tempo dell'andamento del percorso terapeutico, attraverso successive verifiche dei diversi livelli di prestazionalità del soggetto in trattamento.
E poi, foniatrico, perchè l'autistico risulta danneggiato essenzialmente nelle capacità comunicative, e la disciplina che si occupa dei disturbi comunicativi (e in particolare verbali) è, appunto, la foniatria.

Integrato, perchè sia a livello valutativo che in ambito terapeutico, interagiscono diverse figure professionali con quelle basilari del foniatra e del logopedista. Operano, infatti, l'educatore, lo psicologo, il neuropsicomotricista, il musicoterapista, l'insegnante di base e l'insegnante di sostegno; tutti sintonizzati in un lavoro rivolto verso una serie di obiettivi, il principale -ma non unico- dei quali, è il raggiungimento del linguaggio verbale.
Integrato, nel contempo, con interventi di tipo dietetico e biomedico, finalizzati al ripristino o al miglioramento di un equilibrio metabolico del paziente in terapia abilitativa.

Una vita dedicata ai bambini affetti da autismo.
Intervista a Massimo Borghese.

Come nasce, dott. Borghese, la sua passione per i bimbi autistici?
Lavorando con questi bambini che vedevo giornalmente. Sentivo di poter fare qualcosa per migliorare la condizione di quei ragazzini che la medicina dava per "incurabili". Dentro di me sapevo che potevo mettere i miei studi a loro disposizione, realizzando qualcosa di adatto veramente a loro. Qualcosa che usciva dagli schemi dei manuali letti fino a quel momento. Decisi assieme ad una logopedista di iniziare con programmi riabilitativi che puntassero soprattutto, sia pure non esclusivamente, sul linguaggio verbale, sovvertendo una regola che era già diventata un postulato, secondo la quale un bambino autistico non avrebbe dovuto iniziare un percorso logopedico se non fosse stato pronto a recepirne le tecniche. Pensandola in questo modo, per, non avrebbe mai iniziato, secondo me, perchè sarebbe sempre mancata qualcosa.
Perchè foniatria e logopedia per l'autismo?
La foniatria è la disciplina medica che si occupa di fisiopatologia della comunicazione, compresa quella verbale. La logopedia, invece,è la branca che ne cura gli aspetti riabilitativi. Trovo assurdo che in Italia, in molti casi, dobbiamo ancora spiegare perchè è logico e naturale che foniatra e logopedista si debbano occupare di autismo, in quanto comunicopatia. Del resto, nelle competenze di queste due figure professionali rientrano la linguistica, la fonetica articolatoria, la deglutologia, l'intervento sulle abilità percettive, integrative, cognitive, comportamentali.Fanno tutte parte integrante dei programmi di studi e formazione di foniatra elogopedista. L'altro assurdo è doverlo ancora spiegare a chi crede o vuol far credere, che foniatria e logopedia si occupino solo di voce e articolazione del linguaggio.
Quali sono le caratteristiche del suo metodo, ma soprattutto, si pu parlare di "metodo Borghese" ?
Mi verrebbe da rispondere, in prima ed immediata istanza, che la caratteristica principale forse è proprio quella di non rappresentare un metodo vero e proprio.Non è un gioco di parole se dico che i limiti di un metodo, a mio avviso, stanno proprio nel fatto che sia... un metodo! Mi spiego: Sento parlare di "metodo sensoriale", di "metodo comportamentale", di "metodo cognitivo"...Secondo me, ogni individuo, normale o patologico che sia, andrebbe visto sia in chiave di lettura diagnostica delle sue capacità comunicative, sia in ambito terapeutico nei confronti delle sue inadeguatezze, secondo l'ottica del cosiddetto "profilo comunicativo", cioè secondo l'insieme delle funzioni riferibili ai versanti: percettivo, cognitivo-integrativo-decisionale, motorio-prassico-espressivo, emotivo-relazionale-comportamentale. Ciascuno di noi è contemporaneamente, percezione, integrazione delle percezioni, intelligenza (cognizione e decisionalità), comportamento, motricità ed espressione. Non avrebbe senso valutare solo uno di questi versanti, tanto meno agire esclusivamente o prevalentemente su uno di essi, credendo che il suo miglioramento porti di conseguenza benefici su tutto il resto delle abilità. Ecco perchè nei miei centri, la mia equipe agisce su tutti gli aspetti: percettivo, cognitivo, espressivo, comportamentale, ritenendo che nessuno sia propedeutico nei confronti degli altri. Tengo a precisare che non ho scoperto niente di rivoluzionario, ma ho semplicemente cambiato modo di fareriabilitazione rispetto a come è accaduto fino a qualche tempo fa. Ho puntatosoprattutto sulle funzioni linguistiche verbali e quelle ad esse correlate, come la masticazione e la deglutizione, ponendole all'inizio del percorso rieducativoe non in momenti successivi.
Lei parla di una equipe. Da chi è composta e che preparazione hanno i colleghi che lavorano con lei nei suoi centri?
All'interno dei miei centri, operano una o più logopediste, neuropsicomotriciste, psicologhe, pedagogiste, musicoterapiste, insomma, tutte figure inerenti al campo della riabilitazione.Si tratta diprofessioniste, che prima di essere chiamate ad intervenire sui bambini, vengono accuratamente selezionate nonchè"formate" da me, attraverso uncorsosull'autismo e le altre comunicopatie dell'età evolutiva. Un percorso che dura un biennio, durante il quale si svolgono lezionie centinaia di ore di tirocinioin diagnostica ed in terapia. Alla fine, chi è interessato a rimanere, lo pu fare, ma c'è chi decide pure di andar via o viene da me invitata a farlo. Chi resta continua a fare tirocinio e partecipa ai corsi degli anni successivi, che vengono costantemente aggiornati. Si paga solo l'iscrizione al primo corso, la partecipazione (obbligatoria per chi resta) a quellisuccessivi è gratuita.Per me è fondamentale chegiornalmente, la terapista debba dimostrare la sua validità sul campo, altrimenti non resta. Lavorare con bimbi autistici richiede caratteristiche non semplici che vanno oltre gli studi universitari. Sulla qualità delle figure che lavorano con me sono molto esigente.
Lavora da oltre vent'anni con questi bambini e si divide in tre centri. Ma secondo lei, l'autismo che cos'è?
Ogni autistico vive una condizionediversada quella di un altro autistico, ma in comune, due soggetti possono avereun insieme di sintomi. Ecco perchè non credo in un metodo standard per la riabilitazione. Un bambino pu essere compromesso indiverse aree, nelle qualiin un altro caso, non si registrano carenze. Ad esempio, un piccolo autistico pu avere dei grossi problemi di motricità fine mentre un altro pu non averne affatto. Possono esserci bambini, in cui è necessario tirar fuori il linguaggio verbale, altri che invece, lo sviluppanoe risultano compromessi in tutt'altraserie di abilità. Ci sono bambini iperattivi, altri che non lo sono. Ecco perchè, a mio avviso, non è possibile intervenire con un unico modello riabilitativo. Secondo me, un programma che funzioni e che dia risultati concreti è quello realizzato"su misura" per quel singolo soggetto. Dopo un'attenta osservazione dei punti deboli e dei punti di forza di ognibambino che viene preso in carico nel mio centro, viene costruito un percorso, che, per la diversità delle caratteristiche che ognicaso d'autismo presenta, non sarà mai uguale ad un altro. Ecco perchè quando un genitore a distanza mi chiede come affrontare un certo tipo di problema, non mi sbilancio mai. Perchè ogni bambino rappresenta una individualità così complessa che è corretto e professionale da parte mia, affrontarla dal vivo e capirne l'origine. Ogni bambino autistico rappresenta un mondo a sè e non è detto che perchè un percorso riabilitativo ed un gruppo di terapiste hanno prodotto progressi per uno, due o tre bambini, debbano necessariamente funzionare con il quarto.
Più volte lei ha usato il termine "ex autistico". Che cosa intende dire con questa definizione?
Prendiamo ad esempio un bambino che era chiuso in sè, non comunicava, non parlava, non aveva autonomie, era in alcuni casi aggressivo, non era scolarizzabile e socialmente gestibile. Se dopo un percorso riabilitativo quello stesso bambinocomunica, parla, legge, scrive, si comporta in modo adeguato, ha una vita di relazione come gli altri, ha conquistato le autonomie... perchè dovrebbe essere considerato ancora autistico? E anche se non parla in modoperfetto da un punto di vista lessicale o grammaticale o fonologico, ha qualche difficoltà di lettoscrittura come se fosse un lieve dislessico, o balbetta, per me, questi non sono sintomi tipici dell'autismo. Credo sia necessario spiegarci meglio. Esiste una distinzione tra guarigione clinica e guarigione anatomopatologica. La guarigione clinicaconsiste nell'estinzione dei sintomi, indipendentemente dal substrato anatomopatologico che sostiene l'autismo. Il danno cerebrale di fondo pu essere ancora lì, ma il bambino pu essere cambiato a livello comportamentale, linguistico verbale, sociale, cognitivo, al punto da risultare "guarito" nei confronti della sintomatologia autistica.
Come giudica quei professionisti che promettono la guarigione?
Non lo trovo etico. Quando una coppia di genitori viene da me, guardandomi come per chiedermi cosa sarà di quel loro piccolino che ha appena ricevuto la diagnosi di autismo, io rispondo loro che non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Nella maggior parte dei casi, è difficile parlare di recupero di tutte le abilità compromesse dall'autismo, ma quando siamo dinanzi ad una diagnosi precoce, allora lì mi sbilancio perchè so che su un bambino di 2/3 anni, si pu lavorare tantissimo e si pu riuscire aottenere grandi risultati. L'intervento precoce è davvero determinante e quando c'è quello, nemmeno la severità della diagnosi mi scoraggia. Ma come ho detto prima e ci tengo a ribadire, ogni bambino è un caso a sè.
Nei suoi centri prende in carico solo bambini in tenera età o anche adulti?
Fino a circa dieci anni fa, eravamo alquanto restii a prendere in terapia soggetti di età superiore ai dieci anni, poi ci siamo accorti che anche in età più avanzata si possono ottenere miglioramenti sul piano della comunicazione, a volte verbale a volte no, delle autonomie, dei comportamenti sociali.Ci siamo aperti, quindi, anche alla possibilità di operare su adolescenti e adulti, specificando per che i limiti di recupero sono più ridotti.
Qual è l'età del bambino più grande e quella del più piccolo di cui si sta occupando?
Il più grande ha vent'anni. Il più piccolo, ha appena ricevuto la diagnosi ed ha due anni.
quali altre comunicopatie si occupa?
Foniatria, come dicevo prima, è fisiopatologia della comunicazione, quindi ci si occupa di ritardi mentali, sordità, paralisi cerebrali, balbuzie, disabilità di apprendimento, disturbi della deglutizione e masticazione, difetti di voce e di pronuncia, afasie e disfasie, ma nell'autismo, ci siamo chiesti: quanto c'è di ognuno di questi quadri patologici? Un autistico, quanto è disprassico, dispercettivo, disfasico, dislalico? Ecco perchè, tra l'altro, l'importanza della logopedia nell'autismo.
Che cosa pensa delle cosiddette cure biomediche?
Tra le componenti organiche che sono alla base degli autismi, sì, perchè parlerei di autismi più che di autismo, ci sono anche delle condizioni di alterato metabolismo. Penso quindi che "ripulire la lavagna" su cui bisogna scrivere, cioè disintossicare un organismo eventualmente intossicato, non pu che aiutare i trattamenti educativi-riabilitativi, rendendo il bambino più manipolabile in senso terapeutico. Ho notato per che non tutti rispondono allo stesso modo alle diete ed alle terapie biomediche. Sono giunto all'idea che esistono autistici "responders" ed autistici "non responders" a queste cure. Tra l'altro, i nostri primi casi di recupero, seguivano solo percorsi logopedici. L'avvento di nuove possibilità terapeutiche l'ho accolto comunque, con interesse e disponibilità. Credo che anche in questo caso, l'importante sia evitare accanimenti e fanatismi e guardare la realtà nella sua giusta misura.
Allora lei prescrive anche terapie biomediche?
Mi limito solo a consigliare la dieta senza glutine, caseina, mais e soja e degli integratori a base di vitamine e sali minerali. Non tutti accettano, naturalmente. Nel caso ci siano dei problemi intestinali seri del bambino, è chiaro che consiglio alla famiglia di recarsi da un gastroenterologo o da un medico specializzato.
Sappiamo che lei ha fatto delle esperienze professionali all'estero. Ce ne pu parlare?
Nel 2003, hovisitato il centro Pfeiffer di Chicago (U.S.A.) accompagnando di persona alcunibambinicon autismo. E' stata un'importante opportunità perimparare le metodiche di approccio biomedico seguite da tale centro. Ho seguito inoltre, alcuni bambini e ragazzi stranieri provenienti dalla Svizzera, Danimarca, Libia e Stati Uniti.
Secondo lei, le logopediste italiane sono all'altezza della situazione e delle sue aspettative?
Come tutti i laureati appena diplomati, anche i logopedisti non posseggono gli strumenti operativi sufficienti per entrare subito e bene nel mondo del lavoro pratico. Necessita approfondire i campi in cui ci si vuole cimentare.
Che cosa teme di più nella vita e nella professione?
L'ignoranza, soprattutto quando collegata alla presunzione ed alla malafede.
Secondo lei, esistono professionisti che speculano con l'autismo?
Si.
Quali sono i momenti più belli della sua carriera?
In ventidue anni di lavoro ho avuto delle grandi soddisfazioni nel constatare i progressi dei bambini da me seguiti. Io amoil mio lavoro e dedico tutte le mie giornate ai miei bambini. Io trascorro molti momenti con loro, anche fuori dai miei centri. A volte mi capita di farci colazione insieme o ci gioco a pallone. Ho uno splendido rapporto non solo con loro, ma anche con i loro fratellini e sorelline. Mi sento voluto bene ed è veramente tanto quello che riescono a darmi.
Dott. Borghese, quel è il caso più recente che le ha dato maggiori soddisfazioni professionali?
E'cronaca di questi giorni, l'ultima visita di controlloa D, cinque anni, al quale, due anni fa, fu diagnosticato l'autismo. Non solo da me, ma anche dai neuropsichiatri della sua regione.Ebbene, dopo due anni di terapie in uno dei miei centri, è diventato un bambino "normale". Si comporta come gli altri e parla come gli altri. Nonostante non sia certo l'unico caso del genere, l'emozione è fortissima per questi momenti di successo e di immensa gioia.
Nel suo sito internet, vengono citati diversi aforismi. Qual è il suo preferito?
E' quello di Enzo Ferrari: "In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo".

Intervista realizzata da Natalia Bandiera.
P.IVA 04482990639